CHAN

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La verità è nel profondo (Democrito)
Spunti per un testo
La tecnologia cerca di “ottenere una utilizzazione ottimale, anche e soprattutto da un punto di vista economico, dell’insieme di tecniche e procedimenti diversi impiegati in un dato settore, e delle conoscenze tecnico-scientifiche più avanzate” (Treccani).
Di fronte a una pervasività tecnologica che condiziona sempre di più la vita quotidiana, la riflessione sui limiti della tecnica e della scienza si impone come elemento centrale di una serie di questioni ancora irrisolte. La storia del Novecento è attraversata dal dibattito sul progresso scientifico e tecnologico, sui problemi etici e sociali sollevati dalle conseguenze dell’innovazione.
Un tema al centro della ricerca di Riccardo Previdi, che nei suoi lavori si interroga su quanto siano credibili le promesse di progresso, riscatto sociale e benessere fatte dalla modernità.
L’interesse per le nuove frontiere dell’indagine visiva (dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo) si inserisce in una serie di opere con cui l’artista negli ultimi anni ha indagato il ruolo della tecnologia nella nostra società, le sue premesse e le illusioni che crea.
Per Previdi la relazione con l’ambito tecnologico si concentra sul test, sull’errore, sul momento processuale in cui una tecnologia si rivela imperfetta. Una dimensione che rivela dunque un lato fragile, un carattere transitorio, destinato alla distruzione non appena nuove forme di tecnologia ne rivelano l’inadeguatezza, in un processo sempre più rapido di obsolescenza.
La bomba atomica, nel 1945, rappresentò la prima grande disillusione tecnologica della società, la prima della storia. Alfred Nobel, la cui enorme fortuna fu legata all’invenzione della dinamite e all’industria bellica, istituì il famoso premio per riabilitare la sua immagine. Molti sono i risvolti “oscuri” della tecnologia. Una visione distopica caratterizza i futuri iper-tecnologici immaginati da scrittori e registi, soprattutto nel genere della science fiction.
Quello che è certo è che da una nuova tecnologia, una volta acquisita, non si torna più indietro.
Nel 1996 gli ingegneri Billy Klüver e Fred Waldhauer e gli artisti Robert Rauschenberg e Robert Whitman fondarono E.A.T. Experiments in Art and Technology, “un catalizzatore per stimolare il coinvolgimento di industria e tecnologia nelle arti”. Nel 1969 all’associazione si erano iscritti oltre 2000 artisti e oltre 2000 ingegneri. Questo esperimento pionieristico dimostrò che dall’interazione tra arte/tecnologia/scienza possono nascere risultati inaspettati e fortemente innovativi. Pontus Hulten, nel catalogo della mostra ‘The Machine as Seen at the End of the Mechanical Age’ realizzata al MoMa nel 1968, afferma che “non alla tecnologia, ma al cattivo uso che ne facciamo, va la responsabilità della nostra condizione attuale”.

Circa l’80 % delle informazioni contenute in questo testo provengono da internet.

CHAN, Genova 2016

 

CHAN nasce nel 2009 a Genova come associazione no-profit per promuovere l’arte contemporanea e il lavoro di artisti, critici, curatori emergenti. CHAN è un gruppo di lavoro che ha gestito uno spazio espositivo dal 2009 al 2014 e oggi prosegue la sua attività in luoghi e contesti diversi attivando collaborazioni per confrontarsi e sperimentare.
CHAN è aperto a molteplici linguaggi e ha seguito soprattutto a percorsi che coinvolgono temi sociali, politici e ricerche legate allo spazio. CHAN vuole avvicinare l’arte contemporanea a pubblici diversi attraverso una comunicazione semplice, oltre a diffondere la ricerca artistica attraverso la sua attività editoriale. In sette anni di attività CHAN ha collaborato con curatori, artisti, spazi indipendenti, istituzioni.

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